Il frutto più raro

Palazzo Bufalini, Sala degli Specchi

4 ott.

Ore 21.15



Gaëlle Bélem
Il frutto più raro

Con Isabella Dalla Ragione – Archeologia Arborea

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Le vicende del romanzo Il frutto più raro (e/o, 2025) accadono nel XIX secolo, sull’isola della Réunion. Lì nasce un ragazzo creolo, Edmond. I genitori vorrebbero che crescesse allegro nei pressi delle piantagioni di canna da zucchero, ma la sfortuna ha progetti diversi per lui: prima fa di Edmond uno schiavo, poi lo rende orfano. La sua vita si preannuncia un inferno, ma il bambino ha l’impareggiabile talento di sfatare i pronostici. Raccolto ed educato da un botanico appassionato di orchidee, a dodici anni, vivace e furbo come pochi, fa una delle più straordinarie scoperte del mondo, trova un nuovo frutto, un nuovo aroma: la vaniglia.

Quello di Gaëlle Bélem è un romanzo dalla narrazione divertente e movimentata che, oltre a fare luce su una spezia di uso comune di cui ignoriamo tutto, dà uno spaccato vivido ed ironico di quello che era il mondo coloniale negli ultimi anni dello schiavismo. A CaLibro Africa 2025, l’autrice ne discute con qualcuno che di storia delle piante, così come del mondo umano che s’intreccia con le loro proprietà botaniche, ne sa qualcosa: Isabella Dalla Ragione, anima della Fondazione Archeologia Arborea.

Gaëlle Bélem, nata nel 1984, è una scrittrice francese di origine réunionese. È nota soprattutto per il romanzo di formazione Un monstre est là, derrière la porte (Gallimard, 2020). Il frutto più raro è il suo romanzo storico. Bélem ha vinto il Grand Prix du roman métis, il premio André-Dubreuil della Société des gens de lettres per un romanzo d’esordio e il Republic of Consciousness Prize. È stata finalista del Prix des cinq continents de la francophonie ed è stata inserita nella longlist dell’International Booker Prize. Vive nell’isola della Réunion.

Isabella Dalla Ragione, agronoma, da molti anni si occupa dello studio e della salvaguardia della biodiversità vegetale, in particolare di vecchie e antiche varietà locali di fruttiferi. È presidente di Archeologia Arborea, fondazione che si occupa della tutela del patrimonio agreste italiano attraverso un progetto sul campo capace di riscuotere l’interesse della stampa internazionale. Il suo frutteto, un paradiso perduto a San Lorenzo di Lerchi, nell’Alta Valle del Tevere, conserva, tutela e fa prosperare oltre cinquecento esemplari di piante da frutto in centocinquanta diverse varietà.

In collaborazione con la Fondazione Archeologia Arborea.